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L'INCIDENZA LETTERARIA E MITOLOGICA NELLA PRODUZIONE MUSICALE

Lo scopo di questo approfondimento, come suggerito dal titolo, è quello di osservare la produzione musicale in retrospettiva, ponendo l'attenzione sul rapporto di inter-scambio che da sempre sussiste tra due "rami" artistici molto importanti per la cultura (moderna e non): la musica e la letteratura; in particolare, ma non in modo esclusivo, incentreremo il focus delle nostre osservazioni su un aspetto fondamentale della tradizione letteraria: il mito. Prima di tutto, forniamo una definizione del termine: per "mito", in questo articolo, si intende la narrazione di gesta o di eventi compiuti da una figura o da una popolazione, tramandate in forma scritta, o in forma orale; ciò che ci interessa è perciò il suo significato antico e "originale", per così dire (già Platone, nelle sue opere, parlava di "mito creazionistico") e non l’accezione che la parola ha assunto nel linguaggio moderno: al termine, infatti, oggigiorno viene spesso associato soltanto il soggetto degli eventi straordinari che si vogliono sottolineare e non la tradizione narrativa legata ad esso; nonostante ciò, possiamo comunque osservare che la vera forza del mito è la sua permanenza nell'immaginario (e nell’inconscio) collettivo, a prescindere dal concetto che se ne ha.
Esso, infatti, si distingue per la sua innata capacità di essere compreso da ogni cultura esistente, di qualsiasi livello culturale e più o meno grande. Ciò che può cambiare, all'interno della tradizione mitologica, possono essere la modalità narrativa e la simbologia utilizzata, che ovviamente devono essere adeguate alle credenze e ai costumi della gente per cui è scritto, o tramandato: come per gli Aesi l'Yggdrasil rappresentava l'albero della vita e l'apice della trasfigurazione cosmogonica che sarebbe giunta dopo il Ragnarok (o Apocalisse, nella cultura ebraico-cristiana), così per i Cristiani il Paradiso può essere inteso come il raggiungimento di uno stato esistenziale superiore; in entrambi i casi presi in considerazione, possiamo quindi notare una somiglianza nel modo di concepire una tematica comune ad entrambe le culture prese come esempio. 
Per la sua efficacia nell'essere univalente, inoltre, il mito è stato sempre fonte di ispirazione per molti artisti, a prescindere dal loro modo di esprimersi (pittura, scultura, musica, ecc ...), dalla loro provenienza culturale e dal periodo in cui sono stati attivi. Ora, passiamo ad incentrare la nostra attenzione sulla musica, per restringere il campo d'interesse e avere una visione meno dispersiva di questa ampia tematica: musica e mito, musica e letteratura, musica e tradizione orale...

Il rapporto di continuità che si stabilisce tra questi temi è talmente radicato che il ricordo del momento in cui è avvenuta la loro unione concettuale si perde nella notte dei tempi: da sempre l'essere umano si è infatti prodigato nel desiderio di trasmettere, rendendo universali e quindi "immortali", alcuni valori e ideali, rivelandoli spesso ai posteri sottoforma di "mito" nelle proprie opere, con la simbologia e i rimandi che ne conseguono. 
Nel Medio Evo, ad esempio, i cantori e i menestrelli erano soliti avvalersi di alcuni elementi classici del mito per celebrare le gesta dei loro signori (talvolta, anche in chiave ironica), tramite canzoni e rime: tali brani si diffondevano tra la popolazione con cui gli artisti entravano in contatto e,   risalendo all'origine delle composizioni su cui erano scritti, è strano notare come spesso diversi testi venivano intessuti su un armonia di base comune.
Potremmo considerare questo fenomeno come una forma di "copia e incolla" ancestrale?
Dal mio punto di vista, è più legato alla trasmissione orale della canzone: è come se per un fine comune venisse usato qualcosa di simile a ciò che oggi chiameremmo "standard musicale" (fenomeno osservabile anche in alcuni generi moderni, come il Blues, in cui spesso gli artisti ripropongono improvvisazioni su un giro di accordi comuni ad altre composizioni, di cui l'autore è spesso sconosciuto). Ciò potrebbe anche essere inteso come la forma che si assoggetta alla priorità dei contenuti. Compiendo un salto temporale abbastanza ampio, possiamo trovare esempi di eredità mitologica anche in autori classici, come avviene nell'opera "Le creature di Prometeo" di Ludwig Van Beethoven, o ne  "Il crepuscolo degli dei" di Richard Wagner, dove i riferimenti alla tradizione mitologica sono lampanti. Facendo un ulteriore salto in avanti, giungiamo a tempi più recenti e noteremo la tendenza ad ispirarsi alla mitologia e alla letteratura Fantasy (da sempre immersa nell'immaginario mitico) in diverse band legate a sonorità tipicamente "Heavy Metal" o “Rock” (con tutti i sottogeneri legati): tra queste, non possiamo dimenticare di citare come tributari di questa tradizione pregressa i Manilla Road, i Virgin Steele e perfino i Metallica (pensiamo a "The Call of Cthulhu", ovviamente legata agli scritti di H. P. Lovecraft).
Rimandi a tematiche di origine mitica, in modo molto ridotto, possiamo però ritrovarli anche nella produzione dei Led Zeppelin; un esempio potrebbe esserne la famosissima “Immigrant Song”: la presenza del termine “Valhalla” all’interno del testo di questo brano spiega da sé la fonte di ispirazione per la sua stesura. Gli esempi significativi da riportare sarebbero molteplici, tuttavia quest'articolo non si presuppone di fungere da database per elencare le opere in cui compaiono citazioni mitologiche, o legate alla tradizione letteraria, ma piuttosto di motivare l'incidenza che tali risorse narrative hanno avuto sulla musica, moderna e non. 
 
Volgendo lo sguardo al breve excursus descritto in precedenza riguardo alla presenza di elementi mitologici e letterari nella produzione musicale di diversi periodi storici, possiamo infatti notare che il decorso di tale tendenza appare discendente: più ci si avvicina alla contemporaneità, più sembra ridursi la sua incidenza nel processo creativo (fino a divenire una tematica “di nicchia”), che in altri tempi era invece rilevante. Una possibile motivazione a questo fenomeno è il cambiamento dei valori che interessa la società moderna: attualmente la proposta musicale è inflazionata a livelli critici e la necessità di creare musica “di massa” diviene fondamentale per sopperire alla competizione verso il successo e il guadagno. Il processo creativo che è alla base della produzione artistica è radicalmente cambiato: si tende a non ispirarsi a valori universali e collettivamente riconosciuti (di cui il mito non è l’unico strumento descrittivo), ma a emozioni e immagini molto più immediate, così che i “prodotti” siano fruibili a più pubblico possibile. Quanto qui sostenuto non è comunque da intendere come una visione totalitaria del fenomeno: esistono delle eccezioni e nel mondo ci sono ancora persone che si dedicano  all’arte con un’attitudine sincera e profonda, consapevoli che la vera passione vivifica la propria vena artistica e fa scaturire il processo creativo in modo più fluido: le opere migliori sono quelle tratte da un’ispirazione sincera e dalla ricerca introspettiva, poiché affondano le proprie radici in quell’inesauribile fonte di significati, simboli e valori che è l’inconscio collettivo dell’animo umano. La tradizione letteraria (sia essa di carattere mitico, o no) raccoglie in sé molti di questi elementi e per questo ha rappresentato una spinta ad immergersi in questo mondo celato per diversi individui: molti dei nostri idoli, di cui abbiamo ascoltato, letto o ammirato le creazioni artistiche, hanno percorso questa discesa nel profondo del proprio essere prima di noi, riportandone spesso preziosi doni da condividere col proprio pubblico, sottoforma di opere.

Come sosteneva il celebre psicologo Carl Gustav Jung:

“Se il sogno è il mito individuale, i miti rappresentano i sogno collettivi dell’umanità”.

Con questo concetto concludo l’articolo e saluto il pubblico che vorrà eventualmente leggerlo, sperando che gli argomenti trattati abbiano suscitato interrogativi e riflessioni.

 

                                                                                                                                                a cura di Enrico Scarpettella

        

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