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IL PROCESSO CREATIVO: DALL'ISPIRAZIONE ALLA REALIZZAZIONE DELL'IDEA


Ho deciso di scrivere questo secondo approfondimento, trattando una tematica ampia nel modo più esaustivo possibile e riferendomi in senso generale ad ogni branca dell’arte, bensì il fulcro delle riflessioni di questo articolo rimane pur sempre circoscritto alla musica.
In ambito letterario, ad esempio, il concetto di “scrittura creativa” è divenuto ormai di dominio pubblico, tanto che non ci si sofferma più a pensare sul significato che tale dicitura cela: se si parla di scrittura, verrebbe però spontaneo pensare che non serva un altro temine a definire l’attività svolta. Come mai si è aggiunta la parola “creativa”?
La definizione “scrittura creativa”, eppure, ha una sua funzione ben motivata: se è vero che dietro ogni tipo di composizione letteraria (sia essa di tipo lirico, saggistico, informativo, ecc …) vi è un atto creativo di fondo da parte dell’autore, è pur vero che alla definizione poc’anzi citata viene associato quell’insieme di regole, processi e progettualità che sostengono la creazione dell’opera stessa, passo per passo.
È purtroppo cattiva abitudine pensare ancora che lo scrittore sieda alla propria scrivania e crei le sue opere così, di getto, componendo una dopo l’altra le pagine del libro che troveremo negli scaffali della nostra ipotetica libreria di fiducia; posso tuttavia testimoniarvi per esperienza che non funziona così e che un buon prodotto è il frutto di una ricerca meditata, mirata e ponderata: per questo si parla di “scrittura creativa”, ossia perché prima di realizzare su carta l’opera che abbiamo in testa, è quindi necessario progettare i contenuti che la caratterizzeranno.
Chiusa questa parentesi esplicativa, passiamo dunque a ragionare su scala più ampia intorno alla tematica fondamentale di questo scritto: il processo creativo. Cosa intendiamo, anzitutto, con tale concetto?
Dal mio punto di vista, il processo creativo è quell’insieme di atti, tecniche e operazioni che mettiamo in sequenza quando vogliamo realizzare un’opera di cui abbiamo un’idea (anche qui, sia essa di carattere letterario, pittorico, scultoreo, musicale, ecc …); va da sé che avere un’ispirazione è soltanto l’input per la realizzazione del prodotto che abbiamo in testa, se non ci adoperiamo poi per renderla tangibile. In questo senso, possiamo quindi asserire che se l’ispirazione è l’origine e l’opera concreta è il termine dei nostri slanci artistici, la composizione della stessa rappresenta quindi il “mentre” di tale attività finalizzata.
Ora, passiamo invece a pensare alla creazione di una canzone: in questo caso, l’ispirazione può giungere in disparati modi: da un riff che ci “frulla” in testa, da una melodia che emerge, da alcuni versi scritti per un testo che vogliamo musicare, o addirittura da un semplice tempo di batteria (sul quale dovremo poi lavorare per intessere le altre partiture), ma come poc’anzi accennato ciò rappresenta soltanto l’inizio del nostro ipotetico lavoro per rendere manifesta l’idea che abbiamo.
Per quanto riguarda la stesura effettiva di un brano musicale, esistono poi diversi modi di lavorare: c’è chi opta per scrivere tutti i riff di chitarra come primo passo, chi comincia dalla sessione ritmica, chi registra in primis una linea vocale, o chi seleziona i take migliori di un’improvvisazione in studio con l’intera band (su cui dovrà necessariamente tornare per le registrazioni finali); con tali procedimenti, in ogni caso, siamo già passati alla fase sopracitata del “mentre”, nell’ipotetica progressione che ho tracciato riguardo al processo creativo.
Proprio in questa delicata parte del lavoro è comunque buona norma mettere in atto le tecniche e le accortezze che l’esperienza ci esorta a utilizzare, per creare un prodotto di qualità, di qualsiasi genere esso si tratti; nel caso del Pop d’autore, ad esempio, tale fase risulterà ancora più determinante, poiché la gamma di pubblico per il quale dobbiamo rendere fruibile il nostro prodotto è ben più ampia di quella che segue i generi di nicchia.
All’interno delle progettualità menzionate in precedenza, inoltre, rientra un elemento molto peculiare per la composizione musicale, ossia l’arrangiamento: benché le ipotetiche partiture che abbiamo composto possano risultare godibili e di buona levatura, se non sappiamo dosarle (ossia, se eccediamo nella ripetizione dei ritornelli, o nella lunghezza delle strofe), per poi metterle in sequenza, al fine di conferire una struttura omogenea al brano, il lavoro precedentemente svolto andrebbe così sprecato; tali osservazioni vanno tuttavia contestualizzate con il genere che proponiamo: nel Doom Metal, ad esempio, ove la durata dei brani è ben sopra lo standard, è concesso scrivere strofe molto lunghe inframmezzate da pochi ritornelli (o a volte nessuno), dato che il tipo di immaginario e le aspettative dei fan legati al genere lo consentono, purché si segua una logica di fondo motivata.
Una volta terminata la fase di composizione del brano, si procederà poi alla sua “finalizzazione”: in ambito musicale, ciò che si andrà ad effettuare sulle tracce disponibili sarà quindi l’applicazione degli effetti, il missaggio e il mastering; ovviamente, anche in questa parte della filiera non ci si può sottrarre ad un’indiretta creatività di fondo, dato che i processi poc’anzi elencati non si attuano soltanto in base ad un’insieme di regole da applicare in maniera meccanica: in effetti, i frutti dell’elaborazione di uno stesso brano da parte di tecnici del suono diversi non saranno mai identici, proprio perché è imprescindibile che ciascuno di essi imprimerà il proprio “marchio” stilistico sul medesimo, applicando a proprio modo la sua arte, pur seguendo un metodo di lavoro che si basa su convenzioni, valori e parametri ben ponderati, propedeutici al risultato da raggiungere.
Portato il prodotto a maturazione, dopo essersi adoperati il più possibile per rendere manifesta l’idea giunta in origine come pura ispirazione e essendo passati attraverso tutte le fasi tese alla sua realizzazione, non resta quindi che sottoporlo al dolce-amaro giudizio del pubblico: nessun autore che desideri pubblicare le sue opere, di qualunque sorta esse siano, si è mai potuto sottrarre a quest’incombenza, ma ciò fa parte del grande gioco che permea l’arte e in fin dei conti non è un calice poi così amaro da cui bere.
Chi si prende troppo sul serio e pretende di volare in alto prima di essersi assicurato d’avere buone ali a sostenerlo, è ben risaputo verso quale destino va incontro (Icaro docet).
In definitiva, come si suol’ dire: “Ai posteri l’ardua sentenza”.

a cura di Enrico Scarpettella

        

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