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BREAK IS OVER BANDSTRIBE

 
BT: In che anno sono nati i Break Is Over e come mai questo nome?
BIO: I Break Is Over sono nati nel 2005 da un'idea di Francesco e Marco, chitarrista e batterista, che già avevano collaborato in un precedente progetto e che volevano dare una svolta più hardcore e metal alla propria carriera musicale, volendo rompere col passato e iniziare un nuovo stile di vita. Subito dopo ha aderito al progetto Gabriele, chitarrista. Nonostante la distanza geografica (Prato, Empoli, Firenze) la band ha preso rapidamente forma grazie ad una forte passione e intesa comune. La line up si è completata poi con l'arrivo di Fabrizio al basso e Gigi alla voce, fino al 2009, quando Gabriele ha lasciato il suo posto a Marco. Siamo tutti musicisti con esperienza alle spalle e abbiamo fin da subito avviato la carriera live del gruppo. Comprendiamo la curiosità riguardo al nome della band, ma in realtà è un segreto che preferiamo venga mantenuto, infatti solo i membri del gruppo conoscono l'origine del nome, per gli altri è un mistero che ancora resiste! Possiamo dire che nasce da uno spirito rabbioso che ha sotteso la nascita dei Break Is Over stessi; è traducibile come La Pausa è Finita o La Tregua è Finita e infatti per noi questo progetto ha segnato la fine di un periodo negativo e una rinascita all'insegna della riscoperta dell'amicizia e della volontà di esprimere la rabbia comune attraverso un nuovo percorso musicale. Un giorno è arrivato casualmente lo spunto giusto per questo nome che volevamo racchiudesse proprio questi sentimenti.

BT: Quali sono le vostre maggiori fonti di ispirazione per la composizione dei testi?
BIO: La nostra vita è la nostra ispirazione, e pensiamo che non possa essere altrimenti, non è una banalità. Pensiamo comunque che in molti possono riconoscersi nelle nostre parole, sono argomenti che partono da spunti personali ma che sicuramente possono essere letti come universali. La nostra è una musica molto violenta che prende necessariamente spunto dalle esperienze più significative di frustrazione, dolore, odio, rabbia, sofferenza: queste sono le sensazioni che mettiamo in ciò che suoniamo e nei testi, ma mai usate in senso distruttivo. Al contrario! Con la nostra musica vogliamo trasformare queste esperienze negative in occasioni di rinascita; la vendetta è senza dubbio un tema ricorrente, ma altrettanto lo sono l'amicizia, l'unione, la fratellanza, la solidarietà, il rispetto, la sincerità, l'orgoglio, l'onestà. Nei nostri testi inneggiamo a questi valori che realmente ci uniscono nel profondo. Certo, la vendetta o la rivalsa implicano rabbia e odio, ma anch'essi per noi sono dei valori da non rifuggire, anzi pensiamo sia ipocrita e negativo farlo. Nei nostri testi sentirete che la rabbia, l'odio e a volte la violenza contro chi attacca o tradisce i nostri valori sono giustificati. I testi sono principalmente frutto di Gigi e Marco, il batterista.

BT: Ci sono influenze musicali rilevanti nel sound dei Break Is Over?
BIO: Noi siamo divoratori di musica, da una vita ne ascoltiamo in quantità incredibile e di generi diversi, forse sarebbe riduttivo pensare alla nostra come frutto di poche forti influenze, tanto che non abbiamo un'idea comune su eventuali band di riferimento. Semplicemente noi pensiamo che la musica sia pura energia positiva che deve arrivare dritta come un treno in faccia a chi la ascolta e che deve scatenare forti reazioni. Questo ci ha portati verso un genere estremamente duro come il metal-core, mosh-core o beatdown hardcore che dir si voglia... Non è certo musica da sottofondo! Anzi è musica vissuta e pensata fin dalla sala prove come musica per il live, quella è la dimensione giusta per noi e per quello che facciamo. Durante i concerti si crea un forte rapporto fra noi e il pubblico, c'è molta fisicità e contatto, questo ci piace molto perché non vogliamo creare una musica "astratta", ma che si traduca in azione e intensità totalizzante. Amiamo molto le parti mosh, i breakdown, le parti 2step ma anche i riff metal; ci piace ricercare strutture alternative rispetto a quelle classiche, ma che siano sempre coinvolgenti al massimo. Pensiamo alla nostra musica come qualcosa che debba colpire senza pietà, e stimiamo tutti i gruppi in cui riconosciamo questi intenti, a partire dalla Scuola Hardcore di Boston fino alle tante e tante ottime band che provengono dalle più disparate scene, italiane ed estere, del passato e di oggi.

BT: Cosa ne pensate degli standard di produzione e di registrazione attuali?
BIO: Pensiamo che tali standard stiano crescendo molto e questo naturalmente ci fa piacere. Sempre discutendo della nostra scena musicale, riusciamo finalmente ad ascoltare cd prodotti in Italia che non hanno niente o veramente poco da invidiare a quelli americani, che restano pur sempre un riferimento in quanto a sound. Conosciamo ottimi studi e tecnici molto validi che contribuiscono a dare credibilità alle band italiane indipendenti che fino a pochi anni fa erano frustrate dai bassi standard di cui dovevano accontentarsi, noi compresi. A questo proposito approfittiamo per ringraziare Andrea Pellegrini, un grande professionista e amico che ha curato personalmente il nostro ultimo lavoro discografico “Until You Die”.

BT: Ultimamente, comunque, in qualsiasi aspetto dell’arte (musica, cinema, letteratura, ecc…), ci sembra di osservare una sorta di crisi culturale: a cosa pensate sia dovuto questo livello di bassa ispirazione?
BIO: È una domanda interessante alla quale rispondiamo molto volentieri. Noi non siamo affatto d'accordo con queste affermazioni che sembrano puntare il dito sulla qualità degli artisti. Siamo convinti che ci sia tanta qualità attualmente in giro, non siamo affatto dei nostalgici. Se c'è una crisi culturale non riguarda chi fa arte ma chi la riceve e chi la divulga, pensiamo infatti che le critiche vadano rivolte al pubblico e ai produttori. Parlando di quello che conosciamo meglio, cioè la nostra scena, dobbiamo dire che conosciamo molti musicisti e band di grande valore che spesso non trovano nessuno disposto ad investire su di loro, e lo stesso vale per altri artisti di vari ambiti. Siamo circondati da persone creative assolutamente abili e a volte geniali e all’avanguardia nel loro lavoro, ma purtroppo chi ha il compito di promuovere e diffondere l'arte segue spesso strade legate allo scambio di favori, amicizie, conoscenze... Il merito molte volte non viene premiato e la sensazione è che non dovremmo neppure stupirci di queste dinamiche. Pensiamo che l'arte non sia comunque legata alla notorietà, perché il successo è legato al commercio, chi commercia deve accontentare il pubblico, il fatto è che il grande pubblico ha un livello culturale mediocre: è per questo che la qualità fatica a venire alla luce del sole, perché vende di più quello che un pubblico mentalmente addormentato chiede. Il sottobosco è invece pieno di arte e ispirazione, viviamo solo in un periodo che si accontenta di ciò che in fondo si merita. Tutto questo è patetico, ma rende la nostra passione ancora più forte. Fortunatamente internet dà un grande aiuto a tutti questi artisti che riescono a farsi apprezzare così in tutto il mondo; crediamo molto in questo potente mezzo e cerchiamo di sfruttarlo al massimo.

BT: Credete, a tale proposito, che le influenze culturali possano migliorare il livello qualitativo della musica?
BIO: Sicuramente sì, la cultura è fondamentale in tutto, altrimenti niente avrebbe un significato. Per quanto riguarda noi, avere un background di profonda cultura musicale vuol dire dare un senso più ampio a quello che produciamo: avere la piena consapevolezza della scena in cui andiamo ad inserirci, della sua storia e dei suoi perché, rende il nostro progetto importante e culturalmente attivo, senza ciò sarebbe fine a se stesso. Ci sembra forse ancora più importante però notare le influenze culturali dei ragazzi di oggi, potenziali destinatari della nostra musica: se molti giovani avessero un'ottima cultura musicale ne seguirebbe un migliore livello qualitativo della musica semplicemente perché molte buone band emergerebbero dall'underground e diventerebbero note a tutti, sempre per un discorso di mercato come abbiamo detto in precedenza, e così tutti si renderebbero conto che di ispirazione ce n'è in grande quantità! In realtà stiamo assistendo ad un deterioramento culturale diffuso, ad una perdita di interesse, a mode passeggere, a superficialità, a derive verso stili di vita che niente hanno a che fare col nostro progetto. Per fortuna però c'è chi vive la musica come una vera passione, non vogliamo essere catastrofisti.

BT: Quali sono, invece, i prossimi progetti che vi avete deciso di portare avanti?
BIO: Il nostro primo pensiero è sempre quello di portare la nostra musica sui palchi, suonare dal vivo è lo scopo dei Break Is Over. Amiamo dare tutto sul palco e il contatto con la gente, la condivisione diretta della passione per la musica, il fare nuove amicizie, il farci conoscere veramente, in un modo che un cd non può contenere appieno. Quindi il progetto è quello di suonare a giro per l'Italia e all'estero, per far questo stiamo cercando delle buone produzioni e booking che ci supportino. Abbiamo appena concluso il progetto del nuovo cd “Until You Die” in uscita a breve e di cui siamo molto soddisfatti, e da poco abbiamo realizzato il nostro primo video ufficiale del singolo “Bond”, curato interamente da 8Minuti Luce, una compagnia formata da persone eccezionali e di talento, che ringraziamo. Attualmente stiamo partecipando anche ad un progetto a cui teniamo molto, si chiama Azulejos, è una compilation, un doppio cd contenente 35 tracce per altrettante band toscane indipendenti, tra cui la nostra naturalmente, e i cui proventi vanno in beneficenza. Tale iniziativa è stata promossa da Rock4Haiti, un'associazione di persone stupendamente volenterose che si occupano di promuovere anche concerti a sfondo benefico a cui noi abbiamo preso e prenderemo parte più volte: è stato molto bello scoprire che con la nostra musica avremo potuto fare concretamente del bene a chi veramente ne ha bisogno, in questo caso i soldi raccolti andranno attraverso Save The Chidren ai bambini terremotati di Haiti. Per noi è un motivo di orgoglio, la compilation sta vendendo bene e anche i vari concerti riscuotono successo e si svolgono costantemente a giro per l'Italia. Per il resto stiamo lavorando su pezzi nuovi nei quali ci riconosciamo sempre di più e i gli impegni live si susseguono senza sosta. Adesso la band è più unita che mai anche se le distanze geografiche si sono allungate ulteriormente: Marco adesso vive a Milano, ma neppure questo ci ha indeboliti, il momento anzi è florido e andiamo avanti con ottime prospettive.

BT: Com’è la scena Metal delle vostre parti?
BIO: Più che di scena metal vorremmo parlare della scene underground in genere. Firenze e Prato sono sempre stati due centri molto vivaci delle scene alternative, grazie a importanti club ma anche a piccoli centri sociali. Prato è sempre stata una città metallara D.O.C. e ha sempre contato più locali alternativi che discoteche, tutt'oggi è così e attirano molte persone. Purtroppo però il locale più famoso di Prato e della Toscana, il Cencio's, ha chiuso i battenti con nostro grande dispiacere, visto che era stato il luogo d'incontro di noi cinque. Da allora è cominciata una dispersione fra i tanti nuovi locali aperti in zona, e si è persa un po' di unità. Purtroppo dobbiamo constatare che tale chiusura è indice di un mancato forte ricambio generazionale. Notiamo infatti come i più giovani adesso seguono in massa mode che hanno come riferimento musica techno hardcore, tecktonik e altri generi adatti a teste vuote farcite di droga come quelle dei gabber. Quando noi andavamo a scuola avevamo tutti la t-shirt di una band indosso, adesso le classi sono piene di bulletti da rave. Guardiamo con disprezzo e tristezza a queste persone, e ci mettiamo dentro anche tutti i fighetti radical chic con la loro musica indie, così trendy ed esclusiva, e i benpensanti da discoteca che ancora guardano al metal come roba da satanisti spostati, e lo fanno fra un tiro di cocaina e l'altro. Tutta questa MTV generation non ci convince, ci sembra che ci sia molta superficialità nell'approccio alla musica, che per noi è stata invece formativa. Come vedete certe rivalità e incomprensioni restano intatte, ma qualcosa è cambiato, e in peggio. Non abbiamo la presunzione di stabilire l'esistenza di una musica giusta e una sbagliata, sarebbe illogico e stupido, ma crediamo che ci sia una musica con un'anima e una vuota, usa e getta, prodotta in maniera industriale, e pretendiamo che questo venga riconosciuto. Sono comunque parecchi coloro che seguono la vera musica e ci sono anche molti concerti in giro, più o meno frequentati, anche perché i grandi nomi si vedono ormai di rado da queste parti. Purtroppo alcune importanti booking locali si sono sciolte lasciando un vuoto soprattutto nel settore hardcore, ma in primo luogo a Firenze tale scena è ancora viva e vegeta, anche se si fonda sull'improvvisazione e sul DIY, che fa comunque parte della mentalità hardcore. Per fortuna soprattutto i centri sociali appoggiano sinceramente questa scena mentre i club hanno spesso un atteggiamento odioso nei confronti delle band, verso le quali si pongono come se stessero facendo loro un favore inserendole nelle serate, figuriamociquando si parla di cachet. I soldi non sono assolutamente lo scopo del nostro progetto, ma sono fondamentali per sopravvivere e ci sembra una mancanza di rispetto non dare valore a priori, anche monetario, alla musica indipendente stessa, fosse solo per supportarla. Stiamo notando con dispiacere invece che i locali puntano e spendono sempre di più sulle serate cover-band, e su questo vorremmo dire la nostra: pensiamo che le cover-band siano qualcosa di ridicolo e patetico e il molto pubblico che hanno al seguito è proprio indice della mediocrità culturale di chi ascolta. Noi non andremmo mai ad un museo per ammirare una fedele copia della Gioconda, tanto meno saremmo disposti a pagare. Queste persone sono la rovina della scena, traditori dei valori alla base della musica come sincera espressione di sentimenti umani e in quanto tale produttrice di arte e cultura, ma no, loro trasformano tutto in una pagliacciata di cattivo gusto, svilendo e sfottendo la musica; altro che tributi, si tratta solo di vile e vuoto commercio. Ma la gente vuole questo, passare una serata senza pensieri ascoltando canzoni già sentite milioni di volte quando invece il mondo offrirebbe assai di meglio, ma a quanto pare costa fatica interessarsi a qualcosa di nuovo e dare ascolto ad una band mai sentita prima. Sono gli stessi giovani troppo spesso a non dare chance ad altri giovani, troppo chiusi come sono nella loro pigrizia o nel loro snobismo. Ma se la nicchia si stringe, la nostra passione, fierezza e cattiveria aumentano: questa è la nostra forza. Fa male vedere che le migliori band italiane hanno più successo all'estero, noi crediamo molto nei gruppi italiani, ce ne sono molti che spaccano veramente tanto, ma la nostra scena resta purtroppo limitata e certo non neghiamo che guardiamo con invidia a quelle del Centro Europa e dei paesi anglofoni.

BT: E dei rapporti tra le band, invece? Cosa potete dirci in merito?
BIO: Anche questo è un punto che ci preme molto; noi ci poniamo in maniera molto amichevole nei confronti delle altre band della nostra scena, è sempre un piacere confrontarci con persone che condividono con noi una passione così forte. Per quanto ci riguarda la competizione è qualcosa di completamente estraneo alla nostra concezione di fare musica e notiamo con piacere che la maggior parte delle altre band ci ricambia con lo stesso atteggiamento. Concepiamo la scena come una famiglia in cui il rispetto e supporto reciproco devono prevalere, è triste assistere a volte a sterili egoismi, snobismi o addirittura danneggiamenti fra le band, ma per fortuna sono casi tanto stupidi quanto rari. Per lo più abbiamo incontrato persone veramente stupende; noi pensiamo che questo sia più significativo del genere musicale in quanto tale per potersi definire, l'attitudine è quella che conta per considerarsi dentro o fuori la nostra scena. L'ambito hardcore ha nell'unità e fratellanza i propri punti cardine, ed è per questo che siamo fieri di farne parte. I pre-show delle serate a cui partecipiamo con altre band sono caratterizzati da un’aria di festa e tentiamo di creare il miglior clima possibile; molto spesso invitiamo i ragazzi delle altre band e del pubblico a salire sul palco mentre stiamo suonando per sottolineare ancora la nostra amicizia e per creare un clima di convivialità, unione e divertimento. In definitiva diciamo che c'è molta stima fra le band dell'ambiente e noi siamo molto orgogliosi di aver condiviso il palco a volte anche con band di prestigio. Tutto questo è molto importante per noi, abbiamo stabilito molte forti amicizie in tutta Italia e pensiamo che questo sia un grande e importantissimo risultato di questo progetto.

BT: In conclusione, vi lasciamo uno spazio per comunicare ai visitatori di BandsTribe i vostri messaggi
BIO: Speriamo di aver dato in modo interessante l'idea del nostro pensiero con questa intervista che voi di BandsTribe ci avete gentilmente concesso. Vogliamo chiudere con una nota per chi ama la musica e vuole intraprendere un progetto di gruppo: ricordatevi che la musica è per prima cosa divertimento, gioia di stare insieme e passione, non competizione fine al successo. La band è un piccolo universo in cui dovete mettere tutti i valori che ritenete tali e che nel mondo non riconoscete più; lasciate quindi fuori l'ansia e l'egoismo, serviranno solo a distruggervi. Noi abbiamo sempre inteso questa band come una democrazia in cui tutti siamo uguali e abbiamo gli stessi diritti e doveri, semplicemente perché vorremmo che il mondo fosse così. Questo atteggiamento ci ha sempre ripagati e ci ha solo aperto le porte a molte soddisfazioni, pur attraverso molti sacrifici. Salutiamo tutti coloro che ci supportano con l'invito di continuare a seguirci, troverete sempre gli aggiornamenti che ci riguardano su www.myspace.com/breakisover o su Facebook; risponderemo a tutte le vostre domande e saremo felici di dialogare con voi. Sostenete la scena e ricordate: “Vale sempre la pena!”

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