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DANILO VIGNOLA - BANDSTRIBE

BT) Ciao Danilo, benvenuto su BandsTribe! Cosa ti ha avvicinato all’ukulele e come si è evoluto il tuo studio con il passare del tempo?
DV) Grazie mille! Per un periodo ho vissuto in Spagna, è lì che per la prima volta ho imbracciato un ukulele. All’inizio lo utilizzavo per accompagnare alcuni ballerini performativi spagnoli e poeti nei reading letterari. Poi, approfondendo la musica mediterranea, ho unito tecniche classiche ed etniche con sonorità ritmico melodiche non convenzionali, ottenendo così uno stile personalissimo che attinge la sua identità fra il misticismo della tradizione e l’elettronica. Niente a che vedere con le Hawaii.

BT) C’è una band o un artista a cui ti sei ispirato?
DV) Attualmente proprio no direi. Per molti anni ho studiato musica classica in adolescenza ed etnica durante il percorso universitario, per cui da sempre mi risulta più semplice comporre che imitare musica di altri, mi riuscirebbe male. Preferisco la pittura come ispirazione.
Per ragioni di “doveri da intrattenimento” il musicista è rimasto legato a certi canoni, non ha osato veramente, ecco perché è in crisi. Provo ad immaginare un “surrealismo melodico”, un “simbolismo armonico”, un “futurismo ritmico”… “un action playing” un po’come faceva Jackson Pollock nel suo “action painting” in cui il colore veniva fatto gocciolare spontaneamente, lanciato o macchiato sulle tele. E’ nell'atto fisico della pittura stessa il senso artistico, il colore non è che la conclusione, la testimonianza finale. Potrebbe essere così anche con le note, chissà…

BT) Parlaci delle tue collaborazioni, in ambito musicale internazionale, che fanno parte del tuo percorso come “sperimentatore di ukulele”.
DV) Ho collaborato con moltissimi musicisti di flamenco e rumba agli inizi. Significativa poi è stata l’esperienza con Martin Cockerham, uno dei primi sperimentatori dell’ukulele, il quale ha introdotto questo strumento nel Pop collaborando con artisti di prim’ordine nella scena inglese degli anni sessanta. Lui è il fondatore del folk psichedelico inglese degli anni settanta dando alla luce, insieme a Mark Francis Spirogyra, fra i dischi più importanti e venduti nella storia del folk alternativo. In alcune antologie per ukulele americane compaiono mie composizioni per ukulele, in metodi per strumenti a corde giapponesi vi sono dei paragrafi dedicati al mio stile.

BT) Siamo a conoscenza che stai per intraprendere un tour in varie città d’Europa, puoi parlarcene?
DV) Dopo aver suonato per due anni principalmente in tutta Italia, ora riusciamo a vendere il progetto del duo di ukulele e percussioni con Giò Didonna (maestro batterista e percussionista) anche in Europa. Agli inizi era un deterrente l’ukulele, perché i direttori artistici associandolo alle Hawaii o alle solite cover dei Beatles lo rifiutavano sistematicamentre. Ora invece siamo riusciti a farci un nome nei vari jazz club e festival di rilievo con il nostro spettacolo etno-tribale ed elettronico. Uno spettacolo unico nel suo genere. Abbiamo suonato da Basilea a Narbonne, Utrecht Parigi, Friburgo, Lione, Ginevra, saremo in Scozia a giugno come ospiti d’onore per lo storico festival mondiale dell’ukulele di Dumfries, previste Anversa, Berlino e Londra, e, molto probabilmente Los Angeles nel 2018 e tantissime altre…

BT) Quanto ha inciso internet e anche le webzine nella diffusione della musica underground? Ritieni il web uno strumento utile o preferisci affidarti alla “vecchia scuola”?
DV) La vecchia scuola è morta ormai. Cerca di sopravvivere finanziando e proponendo sempre le stesse.cose. Imponendo una sorta di controllo di massa attraverso la riesumazione ed il mito del rock anni 60-70. Fra reunion, ri-masterizzazioni, concertoni, cover dipendenze dei soliti quattro riff e miti filo-occidentali che hanno fatto la storia. La vecchia scuola con i suoi sperperi economici-pubblicitari è alla frutta ormai. Cerca di sopravvivere auto-finanziandosi in diritti di autore attraverso le solite canzoni da coverizzare che vengono proposte nei talent con i suoi giudici che incoronano l’intrattenitore vocale del mese . C’è bisogno di altro, da troppo tempo. Il web ha aperto la conoscenza verso un mondo inesplorato che è quello della cultura etnica, ritmi e strumenti, melodie alternative, non più solo blues e rock’n roll. La musica del mio tempo grazie all’informazione ed alla ricerca autonoma attraverso il web la preferisco decisamente.

BT) Quali sono i progetti e futuri che vorresti intraprendere?
DV) Creare una rete fra i migliaia di posti che abbiamo girato in questi anni. Attraverso gli artisti che abbiamo conosciuto e magari gestirla proprio dalla Basilicata, regione del sud Italia in cui vivo, in forte recessione da decenni ormai, nonostante la sua grande ricchezza economica e territoriale.

BT) Il tuo ultimo lavoro risale al 2013 ed è intitolato “Ukulele Revolver”; nel futuro prossimo inciderai un nuovo disco?
DV) Ad ottobre, sicuramente, ci sono un paio di proposte discografiche molto divertenti che piacerebbe intraprendere, sempre con il duo di ukulele e percussioni con Giò Didonna.

BT) Parlando del tuo ultimo disco, sappiamo che è stato susseguito da circa 300 date in 3 anni sia in Italia che all’estero. Pensi che nel nostro paese sia più difficile intraprendere un tour rispetto ad un paese straniero? Quali possono essere le difficoltà, per una band che si affaccia sul mercato odierno, che potrebbero incontrare sul loro percorso?
DV) Se si ha originalità e voglia di mettersi in discussione qualsiasi posto è giusto per la propria arte. Un concerto dovrebbe essere un’esperienza per il pubblico e per l’artista, non una ri-esecuzione di cose già sentite e viste. La difficoltà maggiore delle band per il mercato odierno è la propria ingnoranza. Il rifiutare la contemporaneità nella convinzione che solo la musica di un tempo è buona, è il meccanismo che impedirà di crearsi un proprio percorso. Preferire spendere centinaia di euro per un concerto dei soliti noti ultra sessantenni e non cinque euro per una birra al live club sotto casa per sentire musica inedita è la condanna… Sostenere e finanziare il proprio tempo è il segreto, in tutti i settori.

BT) Parliamo della Ethnopunk, la tua agenzia in collaborazione con Giò Didonna: come si muove nell’ambito artistico nazionale? Cosa offre al pubblico?
DV) E’ appunto una rete fra le migliaia di conoscenze che abbiamo maturato in questi anni. Una possibilità artistica per il nostro tempo attraverso eventi e pubblicazioni. Qualcosa di nuovo di esclusivamente contemporaneo…

BT) In conclusione, ti ringraziamo per averci dedicato del tempo e ti lasciamo uno spazio dove poter lasciare un messaggio per tutti i nostri lettori di BandsTribe. Ah, dimenticavamo, in bocca al lupo per il tuo tour!
DV) “Esprimersi è il diritto di essere se stessi, sperimentare nuove possibilità rende autentici”.
Un saluto BandsTribe, è stato godibilissimo.

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