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HAMNESIA - METAMORPHOSIS - BANDSTRIBE

Copertina Disco  DSC3693 

Prog. Una parola che adoro e che odio al tempo stesso, per mille motivi che evito di elencare pena il mio risultare petulante e prolisso. Piuttosto parlerò degli Hamnesia, band romana di recente formazione che ha dato alle stampe il loro primo full lenght dal titolo “Metamorphosis”, un concept molto particolare.

Prima di introdurvi al disco credo sia utile mettere in luce un ragionamento a cui puntualmente arrivo ogni volta che mi imbatto in questo genere musicale: la band ha recentemente aperto il concerto bresciano del Banco del Mutuo Soccorso storica punta di diamante del prog rock italiano. La questione sta nella seguente domanda: “come si è arrivati ad ottenere questo nuovo tipo di progressive?”. Sarò sincero, questa nuova scuola non mi garba molto, complice i suoni troppo compressi, complice lo svuotamento della musica dal sentimento intrinseco di cui dovrebbe essere veicolo e vettore principale, complice (a volte) dell’eccessivo tecnicismo che risulta fine a sé stesso, quasi a dire “io sono io e voi…”e per inciso, non è il caso degli Hamnesia, anzi, trovo il loro prog molto "umano". Sta di fatto che io non riesco proprio a capirlo il prog moderno, come non capisco un sacco di altre cose in musica, sia chiaro, per questo forse non sono la persona più adatta per parlare di questo genere. Nonostante ciò proporrò una recensione onesta e quanto più oggettiva possibile, fermo restando che questa è solo la mia opinione e, in quanto tale, del tutto opinabile. Sentitevi liberi di interpretare queste parole come meglio credete e, cosa ancora più importante, ascoltate questo disco e fatevi una vostra idea come io mi sono fatto la mia. Ma bando alle ciance e passiamo all’album.

Il disco apre leggero e armonico, senza voce ma con tanta chitarra. E questa intro mi riporta non tanto al prog anni ’70 quanto al rock psichedelico della stessa epoca e trovo questa cosa molto bella. Il disco non scorre veloce né risulta orecchiabile come è giusto che sia dato anche l’alto timing dei brani, e lo trovo abbastanza privo di tecnicismi improbabili. In una frase: resta molto terra - terra, cosa per me basilare quando si parla di prog. La band ha solide influenze che trovano corpo soprattutto nella linea ritmica dei brani, sono infatti chiari i rimandi al prog del passato, sia italiano sia d’oltreconfine. Tuttavia la vera sorpresa è la voce, poliedrica a dir poco. Il vero tocco moderno nei brani lo trovo nella linea di basso e di batteria e di quest’ultima vorrei evidenziare lo strano “suono” nelle mie cuffie: sembra non abbia corpo, quasi tutte le note sembrano smorzate. Magari sono io, magari è un effetto voluto, non lo so ma questo è e lo prendiamo per buono.

Nel complesso l’album si lascia ascoltare con grande facilità rispetto al moderno progressive, con cui ha poche cose da spartire se non forse qualche timido rimando allo stile dei Dream Theater. Come dicevo qualche riga fa: ascoltatelo e traete le vostre conclusioni. Per me merita nonostante il mio vago “pregiudizio” di cui forse dovrei liberarmi e ho la certezza che le basi per lavori sempre migliori siano state gettate alla grande.

 

Album: “Metamorphosis”

Band: Hamensia

Tracce: 9

Contatti: https://www.facebook.com/Hamnesiaofficial, https://www.instagram.com/hamnesia_official/, https://soundcloud.com/user-478443485-773759649

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                Federico Cardinali

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